10 DOMANDE DI ERASMUS   (Dal mensile" L'ogliastra") Gennaio 2006

 

 

1)      Dove sei nato?

Sono nato a Villagrande in provincia di Nuoro, ora diventata provincia d’Ogliastra, nato da Pinuccia Buttau di Villagrande e Severino Muntoni di Siniscola (Nu). Ho trascorso la mia infanzia a Villagrande, sono andato via dal mio paese circa 33 anni fa. A Villagrande vive ancora mia madre insieme a una mia sorella e a un mio fratello. Dal 1977 vivo e lavoro a Tortolì, che ormai è diventato il mio paese adottivo.

 

2)      Perché hai scelto di fare il pittore?

Fin da ragazzo ho sentito il gran richiamo per l’arte figurativa e il paesaggio, una sorta di vocazione innata, una voglia che si sente dentro (ispirazione), voglia innanzi tutto di dialogare e vedere le cose in maniera soggettiva e poi trasmetterle all’osservatore. Esprimendo così attraverso le mie opere le sensazioni su ciò che ci circonda.

 

3)      La tua pittura come genere a quale scuola si rifà?

In termini tecnici i critici che hanno testato la mia operazione artistica l’hanno considerata di genere realista o iperrealista, , con soggetti contadini, la campagna, la natura, che a detta di Paolo Levi sono narrati con l’emozione del poeta, per cui ogni mattino rappresenta per me poeticamente il primo giorno della creazione. Un’opera d’arte è definita realistica quando ha in sé qualcosa che si richiama alla nostra esperienza.

 

4)      Qual è la tua opera preferita? Perché?

Non credo che per un artista ci siano delle creazioni preferite, per me quando decido di realizzare un qualcosa che sento dentro in quel momento, quella è l’opera”preferita”. E’ come una mamma quando ha appena partorito un figlio, in quel momento è lui il suo “preferito”.

Diciamo che l’opera che forse mi ha turbato e coinvolto di più emotivamente è stata “L’ostaggio”, opera fortemente sentita con la quale ho voluto o cercato di esprimere tutta la mia indignazione, rabbia, vergogna, come essere umano prima di tutto e come sardo dopo. E’ un’opera che ho dedicato a tutti coloro che hanno subito questa gravissima ingiustizia, nella quale non solo si viene privati della libertà, che considero tra le cose più sacre, ma anche viene annullata la dignità dell’essere umano. Ho dipinto l’ostaggio con l’intento e la speranza di sensibilizzare l’essere umano affinché si faccia di tutto perché questo atto vile e di barbarie non accada più. E’ un’opera che ho finito di realizzare nel 1995, ma che avevo in mente da tantissimo tempo, da quando in pratica ho sentito parlare di sequestri di persona, di persone tenute in condizioni disumane e private della propria libertà o per soldi o per motivi politici o altro: non esistono giustificazioni.

 

5)      Quali sono i soggetti e le tematiche che hai affrontato?

Diciamo che amo i personaggi e paesaggi tipici della mia terra, prediligo i soggetti contadini. Cerco di non sfuggire al bivio ambientalista fra tema e problema. Ho scelto di appartenere agli aedi di una tematica narrativa innata, direi istintiva, naturalistica.

6)      Sei pittore ufficiale di Legambiente e responsabile provinciale di Salvalarte. A che devi questo riconoscimento?

Questo riconoscimento mi è stato assegnato con tanto onore per il mio impegno nella tutela e la salvaguardia dell’ambiente, che coincide con la mia espressione pittorica. Non si tratta di appartenenza a qualche gruppo ecologista che imbraccia il pennello a mo’ di fucile, ma l’adesione ideale a quella scuola di pensiero che vuole Santa Madre Terra come primo soggetto/oggetto protagonista sulle tele, in varia chiave tematica ed espressiva.

 

7)      Nelle tue opere quanta percentuale c’è di ogliastrinità?

C’è tanta ogliastrinità nelle mie opere, in particolar modo in quelle eseguite nell’ultimo decennio, dallo “Sguardo del contadino”, a “Sa jornadera”, a “Lavorazione del formaggio” (Su salamanu), dove il formaggio viene salato a mano forma per forma, e non messo in salamoia, come avviene in altre località, a “Il tagliatore di canne”, al contadino che trasporta balle di fieno. Dai volti, ai mestieri, ai costumi, in tutte queste opere vi è tutta l’ogliastrinità.

 

8)      Alcuni affermano che oggi sei il pittore più celebre dell’Ogliastra. Cosa ne pensi?

Se lo pensano veramente non può che farmi piacere, ma per quanto mi riguarda non dipingo con la speranza di diventare il più celebre o il più bravo, o per assillo economico, ma dipingo per un piacere personale che mi gratifica dentro, rendere partecipi e trasmettere agli osservatori le mie emozioni e le mie sensazioni. Questo mi gratifica tanto: far vedere agli altri in un modo diverso tutto ciò che ci circonda.

 

9)      Che cosa è per te l’arte?

Diciamo che dopo una profonda riflessione sul divenire dell’immagine nell’arte, sono giunto alla convinzione che, pur essendo valide le operazioni di ricerca e di avanguardia, cosiddetta, l’arte è fatta di quel grande lavoro che è l’invenzione poetica della realtà. La creazione artistica deriva dal reale trasformato in invenzione poetica. Come sarebbe un mondo senza l’arte? Dai primi disegni rupestri eseguiti dai nostri antenati migliaia di anni fa all’arte dei giorni nostri. Per fortuna non è il nostro mondo, un mondo senza l’arte. L’arte è l’espressione della civiltà di un popolo, è vita, creazione, energia, coraggio, speranza, storia, racconto, e anche sofferenza e denuncia, e come la definisce l’artista Maria Lai forse è anche un gioco. Per me l’arte è un linguaggio universale e comprensibile a tutti, senza barriere. L’arte è voglia di libertà. Per fortuna l’arte sta nel nostro mondo.

 

10)  Puoi dire che la tua arte ti gratifica?

Qualunque forma di espressione, quando è libera, è sempre gratificante.

Tortoli Gennaio 2006

Intervista :

Tortohelie Press Settimanale di Tortolì

 

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Pittura. Intervista a Sergio Muntoni

 

Evidenza

Scritto da Michela Girardi   

Mercoledì 30 Novembre 2011 16:38

 

GARIBALDINO

GARIBALDINO

Originario di Villagrande, Sergio Muntoni vive a Tortolì da moltissimi anni. Apprezzato pittore realista, ha recentemente vinto il Premio Ambiente di Teano. Conosciamolo meglio.

Viene spesso definito come uno dei pittori ogliastrini più talentuosi. Quando ha capito che c’era l’arte nel suo destino?

Disegno e dipingo da sempre. Ho capito che poteva essere una cosa seria nel 1987, quando partecipai ad un concorso nazionale bandito dalla rivista d’arte italo-americana D&D. Fui uno dei trenta vincitori tra gli oltre 2000 partecipanti e  mi furono poi dedicate cinque pagine di quella rivista. Rimasi molto sorpreso. Non credevo ai miei occhi quando vidi le mie opere pubblicate su  un giornale presente in tutte le edicole d’Italia. Successivamente fui contattato dalla direzione, da note gallerie e da critici d’arte. Il resto è venuto da solo.  

Cosa rappresentano per lei l’arte in generale e la pittura in particolare?

Dopo una profonda riflessione sul divenire dell’immagine nell’arte, sono giunto alla conclusione che pur essendo rispettabili le operazioni di ricerca e avanguardia, l’arte è fatta di quel grande lavoro che è l’invenzione poetica della realtà. Non riesco ad immaginare un mondo senza arte, perché in tutte le sue forme è l’espressione della civiltà di un popolo, un linguaggio comune che abbatte ogni barriera. È speranza e sofferenza, storia e racconto, denuncia e creatività. E come dice la cara Maria Lai forse è anche e soprattutto un “giuoco”.

In quale genere pittorico inquadra la sua produzione?

Le mie opere sono generalmente considerate di genere realista o iperrealista. I soggetti sovente sono la campagna, i contadini, la natura. Amo anche i ritratti. Ci tengo nelle mie opere a richiamare l’esperienza quotidiana, la realtà in tutte le sue sfaccettature.  Ecco perché prediligo i colori caldi della terra e i soggetti che offrono all’osservatore uno spaccato di vita vera.

Ha recentemente vinto il Premio Ambiente di Teano. Ci racconti come è andata.

Ho vinto questo importante premio con l’opera “Nonno Bay”. Devo precisare che si tratta di una rivisitazione. Il primo dipinto intitolato “Il garibaldino” , infatti, lo eseguii nel lontano 1984. Il soggetto a cui mi sono ispirato è il bisnonno di mia moglie, uno dei Mille, un eroe che ha combattuto sul campo per fare l’Italia. Quindi una sorta per me di straordinario nonno acquisito. Nel 2011,  in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia, ne ho poi realizzato una nuova versione, più grande (cm.70x100 acrilico su tela), con il tricolore alle spalle. Ho pensato che fosse il soggetto ideale per una ricorrenza così importante e piena di significato.

 

Quali sono i suoi progetti per il futuro? Ha in programma delle mostre a Tortolì?

Per quanto concerne i programmi per il futuro posso affermare che molti progetti bollono in pentola ma che per il momento non posso sbottonarmi troppo. Posso però dire che attualmente  mi sto preparando per la prossima mostra a Praga organizzata in occasione dell’ insediamento del nuovo ambasciatore Italiano presso l’ Istituto Nazionale di Cultura. Non ho in programma mostre a Tortolì, tuttavia  rimango a disposizione per qualsiasi iniziativa culturale che il comune vorrà organizzare. Vorrei aggiungere però, che in questo contesto non è facile sconfiggere quella che io considero come “l’attenuante di chi non vuole far nulla” e che tende a giustificarsi con il solito luogo comune “nemo propheta in patria”.

< Prec.

 

Succ. >

 

 

 


Calderoli e legaioli vari si scagliano contro il presidente GRIDANDO: “Non basta nascere in Italia per essere italiani”. Si potrebbe aggiungere che: “Non basta nascere da un uomo e una donna per essere umani”.

 

 

Volantini

 

Noi ci mettiamo la faccia...voi?

 

 

Rocce Rosse

 

Ora ci hanno messo le mani proprio tutti, se le Rocce rosse non hanno contratto malattie veneree, passiamo dal progettare al fare, così magari, regaliamo al “piazzale”bagni decenti.

 

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