www.sergiomuntoni.it   

 

IN SARDU, SA LIMBA NOSTRA

Direttore : Diego Corraine
Operadores Linguistico: Sandra Mereu, Lisandru Mereu,
Frantzisca Mesina, Bobore Bussa
ULS, Ufitziu de sa Limba Sarda
Provìntzia de Ogiastra Assessoradu de sa Cultura
Carrera de Mameli, 22 08048 TORTUELIE

tel. 0782.600931 / 0782600900 / fax 0782. 600920
Posta eletrònica : uls.sar@gmail.com

Fotografie: originali dall’ Archivio Muntoni
Progetto grafico: Claudio Pellegrini - Milano
Impianti colore: Giuliano Cabana - Milano
Impaginazione: Stefania Doddile - Milano
Scanner Set: Nathalia Artisch - Milano
Controllo testi: Marinella Testori - Stresa
Controllo colore: Raffaele D’ Amelio - Torino
Matrici: Raffaele D’ Amelio - Torino
Traduzione: inglese Barbara Riccardi - Arona
Traduzioni in lingua sarda: Diego Corraine - Direttore
Sandra Mereu, Alessandro Mereu,
Francesca Mesina, Bobore Bussa
STAMPA : GIADA GRAFICHE – TORINO

BIOGRAFIA
Nàschidu in Biddamanna (Og), bivet e traballat in Tortoelì ( Og ).
Sergio Muntoni pintat belle dae cando est nàschidu.
Giai dae pitzinnu at àpidu s’istintu mannu pro sas artes figurativas e de su
paesàgiu.
At fatu istùdios a inghìriu de sa pitura naturalìstica e ambientale italiana e
europea, faghende una autoriflessione profunda subra su divenire de
s’imàgine de s’arte, lompende a su cumbinchimentu ca, lassende pro
bonas sas operatziones de chirca e avanguàrdia, goi mutida, s’arte est fata
dae cussu traballu mannu chi est s’inventzione poètica de sa realidade.
Òperas suas s’agatant in museos, colletziones pùbblicas e privadas.
Testos crìticos de sa pitura de Sèrgiu Muntoni giughent sa frima de Paolo
Levi, Donat Conenna, G. Mugnone, G. Tuti, D. Picciau, G. Patellaro, S.
Busnelli, M. Belgiovine, I. Maidai, B. Bandinu (iscritore antropòlogu), G.
Lilliu (archeòlogu, Acc. De sos Lintzeos), M. Vanni, L. Ciatto, Barbara
Campagna (giornalista), F.R.Porcu (giornalista) L.Piras(giornalista e iscitore).
De sa monografia de Sergio Muntoni b’at una versione in VHS pro contu de
sa Vìdee- editziones televisivas- Milano- CD Rom pro contu de sa domo
editritze Alba Ferrara.


ONORIFITZIÈNTZIAS.
- Professore Mastru de arte “ Honoris Causa 2003”. Accadèmia
intern. dei Dioscuri, Taranto.
- Insignidu de su tìtulu de Gran maestro e ambassadore de s’arte
italiana in su mundu ( Cavalieri Templari della Civetta , regione Puglia,
prov. di Brindisi , Arte Mondadori, Palatzu de Provìntzia de Brindisi ,
2007.
- Insignidu de su tìtulu de: Acadèmicu, setzione arte dae
s’acadèmia “Greci Marino”, acadèmia de Verbano, Novara.
- Acadèmia Internatz. De Arte Moderna, Roma – Acadèmicu S.C.
Dae su 1997 Sergio Muntoni est pintore ufitziale e Legambiente
responsàbile provintz. de Salvalarte.

Monografia:
Note dell’ ordinatore
Impostare un excursus che comprenda circa 30 anni di operazioni non è semplice. In questo caso,
a fronte di una unità espressiva fortemente coesa, senza cambi di cifre stilistiche, l’ordinatore ha
optato per argomenti e non per percorsi cronologici.
Il lavoro è stato cosi suddiviso in forma antologica e in stazioni compositive, che in effetti
costituiscono la nervatura dell’incedere compositivo dell’artista in curricula: Escussioni, Ritratti,
de Natura, Impegno civile, Grafica
Un capitolo è stato dedicato ai blow – up, cioè agli ingrandimenti di alcuni particolari, per dare
evidenza alla definizione iperrealista di molte opere.
Il lettore noterà che alcune opere sono state presentate sia nella versione ab origine, sia in quella
multipla, cioè nata da processi litografici.
Doverosamente, alcune soste pubblicitarie riportano gli sponsors dell’iniziativa editoriale.
Documenti testimoniali e fotografici corredano il percorso, che è completato -
particolare più unico che raro - dalla traduzione in lingua sarda di alcuni testi.
Architetto C. P.

 

Il Presidente della Provincia Ogliastra               

Accolgo volentieri la richiesta di aprire questa
pubblicazione con una breve prefazione. Il
richiamo alle esperienze artistiche di Sergio
Muntoni ed ai numerosi riconoscimenti che ha
meritato non necessita di troppe parole: appare
singolare pensare che volti, paesaggi e colori
tipici della nostra terra si siano affacciati nelle
esposizioni in tutto il mondo, da Tokio, a
Berlino, a New York.
Tre suoi quadri fanno parte della
pinacoteca italiana a Hong Kong: un ulteriore e
tangibile segno del valore del pittore.
Per noi suoi concittadini, tuttavia, le sue
opere possiedono un valore aggiunto:
richiamano alla nostra mente personaggi e
ambienti familiarmente noti. Non occorre
necessariamente appartenere alle generazioni più
anziane per riconoscere in molti quadri di Sergio
Muntoni immagini legate al nostro vissuto
personale.
Muntoni però non rappresenta l´ennesimo
impeto di tratteggiare la nostra appartenenza
geografica in modo sterilmente autoreferenziale
o meramente folkloristico. Le sue opere sono
permeate di realismo e naturalezza, vere e
proprie immagini impresse nell´occhio
dell´artista e fermate sulla tela, ma da esse
traspare ugualmente il forte legame con il
mondo che ha scelto di rappresentare. Non è necessariamente compito
principale della pittura assumere il ruolo di
memoria storica del nostro passato, ma siamo
grati a Sergio Muntoni per aver assolto anche
questa funzione. Ognuno di noi potrà aggiungere all'osservazione di queste immaginisensazioni,colori, ricordi e sentimenti diversi. Il bello delle arti figurative è proprio questo: possono non piacere a tutti, ma hanno in sè la possibilità di essere lette apprezzate e vissute in mille modi diversi.

Avv. Marcella Lepori

Sindaco di Tortolì (dal libro "Il passato presente" di Sergio Muntoni).

 


E’ con vera gratitudine che salutiamo la                                      
pubblicazione
di questo volume dedicato alle opere
di un artista sardo e ogliastrino.
Non di Sergio Muntoni, parlano queste pagine
ma del territorio ove il pittore è vissuto e dove
si è sviluppata la sua passione artistica.
Noi guardiamo i suoi paesaggi e ci ritroviamo
nella nostra terra; i campi, le marine, i fiori,
i personaggi, i ritratti financo,
sono lo specchio del “passato presente”,
come enuncia il titolo del libro,
che è il nostro passato presente.
Dobbiamo dire grazie, dunque, a Sergio Muntoni,
per aver conservato sulle sue tele
queste immagini di vita reale, non edulcorata
dalla retorica cartolinesca, ma
portata a osservare nel profondo, sia dello scenario
paesaggistico, sia dell’anima del personaggio
posto in ritratto, sia nella sequenza
naturalistica delle farfalle.
Non possiamo qui non ricordare gli occhi de’
“ Lo sguardo del contadino”, le mani di “Tzia
Maria”,
i particolari arboricoli del “Tagliatore di canne”.
Muntoni è un portatore volontario della cultura
visiva di questa nostra terra e proprio per questo,
ne è interprete genuino,
Questo volume, che così bene illustra la trentennale
attività artistica del nostro concittadino,
altrettanto
efficacemente riporta il messaggio veritiero
del territorio visto attraverso le tele di un artista
che è presente in mostre non solo in Italia,
ma nel mondo, come si evince dal curriculum.
Opere che quindi sono da considerarsi
il tramite, il mezzo, il veicolo di conoscenza e
di diffusione delle attrattive naturali dell’Ogliastra.
Attrattive che costituiscono effettivamente, non
solo
il nostro passato presente, ma – quando rimangono
genuinamente reali, come nei quadri del pittore
Muntoni
e come noi fortemente vogliamo -
anche il nostro passato futuro.
Prof. Pier Luigi Carta
Presidente della Provincia Ogliastra - luglio 2008

Bidu dae Paolo Levi
Gràtzias a custu pintore Ogiastrinu si torrat a faeddare de figuratzione. Ma cudda sèria ue
sa realtade non podet fuire dae s’ustinu suo e dae s’umanidade. A Muntoni l’agradat cussu paesàgiu
connotu de sa terra sua, inchieta e torojada, chi podet peroe mustrare cun fortza s’ànimu de sos
massajos.
Isse est artista de a beru, de iscola realista.Paret chi apat leadu meda dae su realismu sotziale
de sos annos 50. Sos sugetos chi l’agradat a pintare sunt cussos de sos sardos antigos, massajos
mudulones e fieros, càrrigos de dignidade. E in isfundu, sèmpere unu sartu e una domo. Sergio Muntoni
est pintore de bisos e de ammentos ue òmines, campagna e ambiente naturale benint contados cun
s’emotzione de su poeta chi sentit cada arbèschida comente sa die de su criadu. Sergio Muntoni est
pintore de sa terra sua, sa Sardigna, aristocràtica che a sos massajos suos e totu, alligros, comente sunt
alligros sos colores suos de mare e de terra.
B’at de pessare chi isse, in antis de cumintzare unu traballu in sa tauledda, cussu a s’antiga de
ammisturare sos colores, ammàniet sa tela cun una pintada de iscritura lèbia lèbia. Petzi a pustis,
Muntoni, mustrat òperas comente su portu de Arbatax, òperas pitòricas de realismu durche.
Paolo Levi (dae su volùmene “Sa bellesa de sa forma" ) - Mondadori            

 

SERGIO MUNTONI, TRA IMMAGINE ED EVENTO

.        Lingua Sarda

 Conferenza testuale di Bachisio Bandinu (antropologo e scrittore)       

Conferenza testuale di Bachisio Bandinu (antropologo
e scrittore). Berlino. Facoltà di Filologia Romanza.                                                           

 Italiano

Per evitarvi il torcicollo mi alzo a mo’ di scusa
anche perché non posso aiutarvi con qualche
chiave di lettura circa l’analisi dei quadri di
Muntoni per mia dichiarata incompetenza; e
però nell’osservarli qualcosa nasce dall’atto dalla
visione: qualcosa avviene, qualcosa diviene in
noi e una parola si articola dietro l’altra, come io
tento di fare ora.
Quale rapporto abbiamo noi Sardi “tra
immagine e lingua”? L’ artista Sardo, lo
scrittore, il pittore, lo scultore come si comporta
davanti all’oggetto? Come lo rappresenta? Voi
come lo rappresentate un oggetto per tradurlo
in immagine, per tradurlo in musica, per
tradurlo in una fantasia poetica, in una scrittura
di romanzo; come rappresentiamo la Sardegna?
Io credo che una grande scommessa oggi
per il pittore, dato che oggi siamo davanti a una
mostra d pittura (Muntoni), è il rapporto
percettivo, nostro, Sardo, nei riguardi della
forma. Le forme degli oggetti che voi vedete a
Tortolì vi sembrano universali e lo sono in un
certo senso, ma c’è una particolare dimensione
delle forme e dei colori nelle opere di Sergio
Muntoni che è tipicamente ogliastrina, per lo
sguardo onnicomprensivo della forma
oggettuale; pur dentro la vasta gamma
cromatica c’è una specificità locale che
possiamo considerare “ogliastrina” per una
nostra parentela coi colori , cioè con un vostro
filtro, un modo di percepire sensorialmente i
colori, c’è un nostro modo di fare l’amore con le
forme e con i colori locali che ci appartiene
profondamente anche la dove non ne abbiamo
piena coscienza.. Voi potete osservarlo nella
pittura sarda, potete osservarlo nella forma e
nella scultura tipica sarda.
Noi sardi abbiamo un concetto del nero
tutto particolare che è socializzato e
socializzante rispetto alla sofferenza, rispetto al
lutto tenuto per anni, di vedove eternamente
vedove, vestite di nero e non nell’ordine delle
mode, del nero come moda ma nero come
esistenza condannata dal dramma, dalla tragedia,
noi non possiamo avere un concetto del nero e del rosso preso dalla tavolozza impazzita dei
colori, il nero e il rosso ci appartengono
profondamente, non colore soltanto, è colore
che appartiene alla psicoanalisi dell’antropologia
nostra e allora capiamo che cosa è il rapporto
del nero, del bianco e del rosso nel costume
sardo e allora capiamo il rapporto tra la morte e
la festa nel nero e nel rosso e come il nero e il
rosso nella cultura antropologica sarda siano
profondamente inseriti in un contesto
esistenziale che ci tocca strutturalmente e allora
possiamo dire “ Ruju che fogu, ruju che sambene”
E’ drammatico il richiamo del fuoco e del
nero, del bruciato, del volatile del fuoco, del
secco e del fuoco e dell’arido e possiamo dire
che il rosso è della festa, dello sfarzo dei colori,
del cavallo e dell’abbigliamento nella
dimensione festiva.
Voi capite che non si tratta di colori della
pittura presa a prestito. ma si tratta di colori
vissuti dentro che diventano arte espressiva,
caratterizzati con tatti distintivi propri, “nostri”.
Questa è pittura sarda, come nelle le opere
del Muntoni, questo è il discorso dell’identità
sarda e non di prestiti gratuiti “ pro esser
moderneddos ”. Non c’è appartenenza a modernità
vera se non a partire da una coscienza di identità
locale. Perché il vostro corpo è situato nel
luogo, perché il vostro corpo è una struttura
ricettiva ed una terminologia percettiva tutta
locale. Nella traiettoria degli sguardi, nei vostri
linguaggi di “grogu” in Sardegna, c’è tutto un
cromatismo nostro: “grogu che ovu” non è legato
al cromatismo della tavolozza , i gialli di
Muntoni sono i nostri gialli , il termine “grogu
”come significante si dice in linguistica, come
immagine di ascolto, come struttura di un
campo di senso interiore, dentro di noi
nell’ascoltarlo, come elaborazione connettiva
psicoanalitica, ha un campo e una articolazione
diversa dal termine giallo e anche quando io nel
mio paese sento “eh, ante unu colore gialleddu
(giallino) non è l stesso che “Juchete unu
maglione grogu”. L’artista deve recuperare il
termine“grogu” perche parli di un giallo sardo.
Altrimenti userà un giallo preso a prestito e
che non gli appartiene.


“ L’ostaggio ”
Da molte interviste io dico ciò che è
drammatico questo rapporto tra il tempo e lo
spazio, è terribile l’angoscia di un essere dentro
la grotta che resiste e soffre col tempo. A noi
sembra normale , abbiamo l’ ordine del tempo,
il nostro corpo si situa in una articolazione del
tempo e una relazione spaziale.
Ma voi pensate per una persona incatenata
(come nel quadro di Sergio Muntoni),
incappucciata, che ha smarrito l’ ordine del
tempo, quale lotta angosciosa per ricondursi
all’ordine temporale, quale smarrimento mentale
il vivere in un tempo indifferenziato e non
declinato da nessuna componente.
O il dramma dello spazio o della non
relazione spaziale come mi si diceva di questi
sogni in cui lo spazio si chiude come in una
tomba.
Ciò che è drammatico, ciò che è abominevole
di questo delitto del sequestro è proprio il
dramma vissuto dall’ostaggio e la difficoltà
comunque a ritrovare un proprio tempo un
proprio spazio.
Osservando l’opera di Muntoni per dire
qualcosa e chiudere intorno a questa mostra del
pittore ogliastrino, il messaggio è come noi
dobbiamo riuscire a chiudere a tagliare questi
fili negativi del nostro passato e di una nostra
tradizione negativa, come da quegli stessi fili
tentare tessiture altre per costruire un avvenire
migliore.
Bachisio Bandinu

     

  "L'Ostaggio"dipinto 1995. cm 70x100

 

Pro non bos fàghere bènnere su dolu de
tzugru mi soe artziadu, finamente ca nòn
bos poto agiudare in cale si siat manera in
s’analisi de sos cuadros de Muntoni,
mancantzia mea. Ma cando càstio custos
cuadros est comente chi bidende.los
nascat carchi cosa, chi bivat e in nois
nascat su faeddu, comente soe gherrende
a fàghere deo.
Cale est pro nois sardos su raportu intre
“imàgine e limba”?
S’artista sardu, s'iscritore, su pintore,
s'iscultore comente si cumportat cara
cara a unu “ogetu” ?
Comente lu rapresentat? Bois àteros
comente bos figúrais unn ogetu pro.nde
faghere sa tradutzione in imàgine, in
mùsica, in fantasia poètica, in romanzu;
comente rapresentamus sa Sardigna?
Deo creo chi un'iscumissa manna siat
oe pro su pintore (Muntoni).
Semus in una mustra de cuadros, sa
forma comente bìdemus? Cale est sa
percetzione Nostra e Sarda, pro cantu sas
formas de sas cosas chi bideis in Tortoelie
e chi bos parent universales e chi in una
tzerta manera diant èssere universales.
Ma in sos cuadros de Sergio Muntoni b’at
una dimensione de formas e colores chi
est pròpia de s’Ogiastra, finas si bois non
apais cussèntzia de custas cosas. Bois lu
podides abaidare in sa pintura sarda e sas
formas de s’iscultura sarda.
Nois sardos amus unu cuntzetu de su
colore “nieddu” particulare meda, est
lìgadu a su lutu a sa suferèntzia,
cunforma a su lutu mantènnidu pro annos
e annos, de fiudas sèmpere bestidas de
nieddu e non ca est sa moda a bestire de
nieddu, ma su nieddu comente vida de
cundenna dae su drama e dae
sa tragèdia. Nois non podimus àere unu
cuntzetu de su colore nieddu e de su
colore ruju pigadu dae sa tàula
amachiada de sos colores.
Su nieddu e su ruju sunt colores
nostros, non est feti chistione de colore,
ma est unu colore chi ispetat a sa
psicoanàlisi de s’antropologia nostra e
tando cumprendemus ite est su raportu
intre su nieddu e su biancu e su ruju de su
costùmene sardu.
E tando cumprendemus su raportu
intre sa morte e sa festa in sos colores
nieddu e ruju, e comente su nieddu e su
ruju siant in sa cultura sarda postos in unu
cuntestu esistentziale chi nos tocat in
manera forte e podimus nàrrere “ Ruju che
fogu, ruju che sàmbene”.
Su fatu de su fogu e de su nieddu est
dramàticu, de su brusiadu e de su fogu e
de su volàtile de su fogu, de su sicadu e
de su fogu e de s’issucura e tando
podimus nàrrere ca su ruju est de sa
festa, de pompa (isfartzu) unu de sos
colores de su caddu e de sas bestimentas
de festa. Bois cumprenides chi non si
tratat de sos colores pro pintare leados a
prèstitu, ma si tratat de colores bìvidos
intre nois, chi diventant arte espressiva,
cun sinnos chi distinghent pròpiu ca sunt
sos “nostros”.
Cussa est sa pintura sarda comente
ispetat a cussa pintura sas òperas de
Muntoni, custu est su discursu de
s’identidade sarda e non de sos prèstitos
a pagu “pro èssere moderneddos”.
Non b'at apartenèntzia a sa
modernidade bera si non si partit de una
cussèntzia de identidade locale.
Proite finas sa carena bostra est posta
in unu logu, proite sa carena est una
istrutura chi retzit e una terminologia
pertzetiva locale. In su limbàgiu e in sas
miradas bostras su colore “grogu” in
Sardigna est ligadu a su cromatismu de sa
tàula de su pintore.
Sos grogos de Muntoni sunt sos
grogos nostros.
Su tèrmine “grogu” comente
significante si narat in linguìstica, comente
imàgine pro iscurtare, comente istrutura
de unu campu de sensu intre nois e pro
l’intèndere, comente elaboratzione
connetiva psicoanalìtica; at unu campu e
un’articulatzione diferente dae su tèrmine
grogu, finas a cando deo in bidda mea
intendo “ eh, ant unu colore gialleddu
(giallino) no est su matessi chi “juchet unu
maglione grogu”.
S’artista devet recuperare su tèrmine
“grogu” si cheret unu colore “grogu” chi
faeddet sardu, si non at a impreare unu
colore pigadu a dèpidu ma chi no est su
suo

." Su presoneri "
.Bidu sas intervistas deo bos potzo finas
nàrrere ca su chi est dramàticu, e penso
chi b'at unu raportu intre su tempus e su
logu, e chi est terrìbile est sa timòria de
una pessone in intro de una gruta,
gherrende contras su tempus, e bos
dimando, si a bois paret normale, bois chi
guvernais su tempus e sa pessone
bostra.
Si ponet in una articulatzione de su
tempus e b’at una relatzione de tretu.
Ma bois pensais chi pro una pessone
incadenada (comente est in su cuadru de
Muntoni), caratzada e chi at pèrdidu su
sensu de su tempus, cale gherra depet
fàghere pro s’iscapare de s’òrdine de su
tempus, comente si podet andare foras de
conca. Su bìvere in unu tempus sena
peruna diferèntzia e chi no est decrinadu
de cale si siat componente de drama, su
logu o sa relatzione de tretu comente mi
naraiant de custos bisos in ue su tretu si
tancat comente in una tumba.
Su chi est dramàticu, su chi est malu de
su secuestru est su drama chi bivet su
presoneri e sa dificurtade de torrare a su
tempus e a su tretu suo.
Abaidende s’òpera de Muntoni pro
pòdere nàrrere carchi cosa e pro tancare
sa chistione supra sa mustra de su pintore
ogiastrinu, su chi si cheret nàrrere est
comente nois devimus serrare, segare
custos filos negativos de su tempus
coladu e de una parte de sa traditzione
nostra chi est negativa comente cussos
filos matessi e gherrare a nde tèssere
àteros pro pòdere fàghere unu tempus
benidore mègius.

Bachisio Bandinu

 

www.sergiomuntoni.it  

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 La Nuova Sardegna 26 Genaio 1999

TORTOLI' _ Anche quest'anno si è aperto con una serie di premi e di positivi giudizi di vari critici per il pittore ogliastrino Sergio Muntoni. Il centro culturale internazionale d'arte «Seuer» di Milano, fra alcune centinaia di artisti _ pittori, grafici, poeti e scrittori _ ne ha scelto venti ai quali ha assegnato la targa «Natal-vita». Fra questi vi è anche Muntoni, che ha avuto questo nuovo riconoscimento per il quadro «Lavorazione del formaggio». Si tratta di un lavoro che Muntoni ha voluto dedicare al suo paese natale, Villagrande Strisaili. Lia Ciatto, il critico d'arte che ha curato la rassegna, ha scritto nella presentazione del catalogo: «Muntoni viene segnalato per un'opera in cui si perpetua la vita attraverso la visione realistica di un momento di vita tramandato nel tempo». Una frase che non ha bisogno di commenti e che rispecchia al meglio il senso e il valore delle opere di Piras. Lo scorso mese, sulla rivista nazionale «Ambiente 2000» ha avuto pubblicate alcune sue opere _ tra le quali «Tagliatore di canne» e «Lo sguardo del contadino» _ e un'ampia recensione del noto critico Donat Conenna. «Sergio Muntoni _ ha scritto il critico _ non si esenta dall'obbligo di raccontare per filo e per segno le geografie della sua terra. In termini di critica la sua operazione può essere considerata iperrealista. Momenti, atmosfere, metereologie per un grande telaio narrativo che porta l'artista a fare della tela una sorta di specchio dell'assoluto naturale». Sempre nelle pagine di «Ambiente 2000», viene ricordato quanto ha riportato dell'artista ogliastrino un altro grande critico del calibro di Paolo Levi: «E' pittore di memorie, dove uomini, campagna e natura, sono narrati con l'emozione del poeta che si trovi, ogni mattina, davanti al primo giorno del mondo». Per Donat Conenna, Muntoni è artisticamente figlio delle alture della Sardegna, che in modo dolce e forte si offrono al Tirreno «e si porta dentro questa forte predisposizione alla forte dolcezza, o se si vuole, alla dolce-fortezza narrativa». Nel prossimo mese di marzo, per il secondo anno, le opere dell'artista quarantenne verranno esposte, nell'ambito di una mostra internazionale, anche nel prestigioso scenario del Javits Convention Center di New York. Infine, una medaglia aurea, gli è stata assegnata per meriti artistici e per l'originalità e validità delle sue opere, dal casa editrice Alba di Ferrara. Insomma, per Muntoni il '99 è nato bene. A questo punto manca solo una nuova mostra nella sua terra d'origine, alla quale il pittore di Villagrande Strisaili, si sente legato non solo affettivamente ma anche artisticamente. (l.cu.)