L’UNIONE SARDA PROVINCIA OGLIASTRA lunedì 2 giugno 2008    You Tube http://www.youtube.com/watch?v=I8nLVjDexAA

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L’effigie dipinta da Sergio Muntoni e la reliquia di Padre Pio in venerazione a Lotzorai [E. L.]

 

LOTZORAI Celebrati ieri i riti conclusivi Reliquia di San Pio adorata da fedeli di tutta la Sardegna Un’atmosfera da festa popolare con sindaco in fascia tricolore e giunta comunale sul palco a fianco del sacerdote e, poco distante, la reliquia di Padre Pio. Ieri mattina Lotzorai si è risvegliata in un clima di festa. Nella piazza del paese dove gli organizzatori della intensa tre giorni di fede e preghiera hanno allestito il palco si sono dati appuntamento fedeli provenienti da tutta la Sardegna. È toccato a Fausto, che da anni abita nel centro ogliastrino, testimoniare nel corso della funzione religiosa officiata dal parroco don Alessandro Loi la sua fede in Padre Pio, fede che accomuna molte persone. E’ stato quest’uomo, ormai avanti con l’età, a raccontare alla gente il suo "incontro" con il frate di Pietrelcina, avvenuto nel lontano 1967. «Ero appena tornato dalla Germania dove ero emigrato qualche anno prima - ha raccontato l’uomo - e cercavo disperatamente lavoro senza trovarlo. È stato allora che vidi un frate che mi incoraggiò ad andare avanti. Dopo essersi avvicinato e avermi chiesto il motivo della mia disperazione disse che all’indomani avrei trovato il lavoro. Così andò e così vi racconto ». Una testimonianza che è arrivata al cuore dei tanti credenti riunitisi nella piazza del Comune. Ad ascoltare le parole dell’omelia e i L’effigie e la reliquia di Padre Pio esposte a Lotzorai [E. L.] canti del coro Ogliastra c’era gente arrivata da tutte le parti dell’isola. Piera Carta, a capo di un’associazione religiosa che da anni intesse rapporti di collaborazione con la parrocchia di Lotzorai, è arrivata da Cagliari con altre cinquantadue persone. «Abbiamo voluto essere presenti a questa manifestazione per testimoniare la nostra fede». Anna, casalinga di Baunei, ha fatto solo pochi chilometri per arrivare nella piazza del paese ma non ha voluto mancare all’appuntamento con la reliquia del santo, un guanto custodito in un teca di vetro che è rimasto esposto per tutta la durata della cerimonia a fianco del ritratto di Pio da Pietrelcina, opera del pittore ogliastrino Sergio Muntoni. «Ho voluto esserci perché sono credente », è il suo commento. Da Tortolì Antonio parla di momento importante per tutti i credenti. «Una cerimonia che - sottolinea l’uomo - serve a rafforzare il sentimento della gente». Ma sono le parole di un ragazzo, Franco Cabras, a dare il senso più profondo a questa cerimonia che ha unito tanta gente comune che ha affrontato il sole cocente per rendere omaggio al santo venerato quando era ancora in vita. «E’ stata una gran bella festa di amicizia», ha detto il giovane. GIUSY FERRELI

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(serigrafia a cera fredda di Sergio Muntoni) tiratura limitata a 50 esemplari.

Tra immagine e immaginazione

E’ vero. Noi di norma, vediamo quello che ci arriva di ritorno sulla retina. Ma

non è una questione di diottrie se non riusciamo a vedere oltre l'immagine. Il

nostro occhio di comuni mortali, ha come finalità il riporto di ciò che è

compreso nel processo ottico, costantemente in tensione – se ci fate caso –

nel mettere a fuoco le immagini. Ma la stessa visione, che giunge nel nostro

dentro, che supera le barriere fisiche e invade i circuiti della nostra psiche, è la

premessa logica dell’immaginazione, è lo squarcio nel buio, luce mentale,

raggio che va oltre la camera “oscura” che sovrintende al nostro vedere.

Nel caso Muntoni - che è un caso sicuramente - l'immagine non diventa

immaginazione ma, per paradosso, ciò che si estende sulla tela non viene dal

visto immediato, ma da una sorta di collazione delle una, dieci, cento,

sensazioni che “prendono” la mente del pittore nel momento magico dell'

es ” (esprimere, esternare, estendere). E’ qui che si avverte la differenza

finale e finalizzante tra immagine e immaginazione. L’immagine restringe gli

spazi temporali, sofferma, inquadra, suddivide le ortogonie e i somatismi.

L’immaginazione dilaga, pervade il contesto visivo, si estrinseca, perde il

senso prospettico e della distanza, coglie la dimensione quarta, quella

dell’induzione e dell’intuizione - in questo caso sacrale (tu vedi l’immagine di

un santo, Padre Pio, e ne attraversi la storia, come in un film) - con una

narrativa che è dettato ma anche interpretazione, fisica e metafisica.

L’immaginazione allontana il tempo, “taglia” la luce, la emblematizza, la

impregna di sostantività. I volti e i corpi dicono, parlano un loro linguaggio.

Nei somatismi dei ritratti di Muntoni si avverte quasi sensorialmente,

soprattutto in quelli di più accentuato, solare racconto, che ad una

elementarietà di spazio narrativo, ad una pervicace lettura “per filo e per

segno”, pittografica, iperrealista al limite, corrisponda una addizione di

profondità e quindi un surplus espressivo-emotivo. E’ paradossale: l'

immagine, in questa carta devozionale, è il riporto degli echi interni della

immagine stessa, che l’artista risente e fa risentire al fruitore. Non l’abbacina

la suggestione del viso e dei somatismi, entrambi cifra di adorazione: ne

affronta, si direbbe in campo aperto, l'antico dilemma tra il visto e

l’immaginato. Il dualismo tra immagine e immaginazione, che fomenta e

condiziona la storia dell'arte, anche in questa cera fresca su pergamena può

conseguirne e multiplicarne le emozioni. Una tavola dedicata, non desti

meraviglia. Gli artisti accettano di buon grado la condanna che li lega e li

libera, in dipendenza della specularità del massaggio di cui sono espressori,

nella ricerca dell’immagine o della immaginazione. L'arte della visione, resa

a specchio di verità o di metafora, di simbolo, di credo, sempre si libera dei

vincoli del dire ciò che ha visto come testimone oculare, per esprimere ciò

che ha sentito (dentro) come momento di propria, personale percezione.

Donat Conenna

In-folio di presentazione serigrafia “ San Pio” maggio 2008