Quelle antiche geografie di Sardegna.

 Sergio Muntoni     

 (Ambiente 2000)                                                          

 La Bellezza della Forma (G. Mondadori)

             

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 Dolce realismo

Di Paolo Levi 

(Critico, peritod'arte,consul.Mondadori, La Repubblica)

Con questo pittore del nuorese, finalmente si ricomincia a parlare di figurazione. Quella seria, in cui la realtà non può sfuggire dal suo destino o binario umano.

Muntoni ama il paesaggio tipico della sua terra inquieta e malinconica, ma possiede anche la forza di rappresentare figure contadine. Egli è artista prettamente di scuola realista.

Sembra aver guardato a realismo sociale degli anni 50. I soggetti che egli ama riprendere sono quelli antichi dei sardi, contadini silenziosi, ricchi di orgoglio e di dignità. Sullo sfondo un campo, una casa. Sergio Muntoni è un pittore di sogni e di memorie, dove uomini, campagna, natura sono narrati con l'emozione del poeta, per cui ogni mattino rappresenta il primo giorno della creazione. Sergio Muntoni è pittore della propria terra, la Sardegna, aristocratica come sono aristocratici i suoi contadini, come gioiosi i suoi colori di mare e di terra. C’è da immaginare che egli prima di iniziare il lavoro sulla tavolozza, quello antico di mischiare i colori, prepari la tela con un disegno dalla scrittura sottile. Solo in seguito, Muntoni porta in luce opere come il porto di Arbatax oppure opere pittoriche di dolce realismo.

Paolo Levi

S:Muntoni visto da Donat Conenna

C‘è un "ismo" nella storia dell’arte contemporanea che ogni giorno di più trova un suo spazio: l’ambientalismo. Non si tratta di appartenenza ad un qualche gruppo ecologista che imbracci il pennello a di fucile, ma l’adesione ideale a quella scuola di pensiero che vuole Santa madre Terra come primo soggetto/oggetto protagonista sulle tele, in varia chiave tematica ed espressiva.

Al presunto movimento artistico ambientalista, ammesso che ne possa esistere uno, non sarebbero cooptati i pittori del paesaggio, purchessia. Non basta essere paesaggisti per poter acclarare l’appartenenza ambientalista. Facciamo qualche esempio storico: un Rosai, con i suoi romantici scorci toscani non potrebbe essere considerato ambientalista; un Sironi, si, perché le sue "Fabbriche" degli anni ‘30 sono già un primo momento di evidenziazione di un "ambiente" che da agricolo diventa industriale. Un Cascella, con le sue sdolcinate "Riviere a Portofino", no di certo; si, invece, uno Schifano, avendo quest’ultimo lavorato intorno ad un personalissimo naturalismo pitto-vegetale e avendo egli fatto colare vernice-sangue dai simboli massimi del consumo planetario: la "Esso", la "Coca-Cola".

Ma l’ambientalismo storicamente può essere considerato coevo, anzi, gemello del divisionismo, fine Ottocento e dintorni, almeno dove questa "teoria pittorica della luce" riporta alle atmosfere agresti, contadine, in una parola naturalistiche, del vissuto paesaggistico (pensiamo alle "Filande" di Fontanesi, ai "Controluce" di Pelizza da Volpedo, a "Le due madri" di Segantini, ma anche in altra latitudine - perché no? a Pietro De Francisco, "paesista" nato a Palermo nel 1873 e scomparso a Mentone, dove la locale pinacoteca conserva una estesissima sequenza di opere paesaggistiche di grande suggestione naturalistica).

Solo con gli anni Cinquanta l’arte ambientale assume coscienza del messaggio che è insito nelle Composizioni. Ma non sarà mai "movimento", scuola, disciplina: sarà momento, ispirazione, emozione, denuncia, che attraverserà i periodi compositivi degli artisti, senza che gli artisti medesimi ne ricavino una caratterizzazione propria. Sicchè Renzo Vespignani, si dedicherà alla "Periferie" ma anche a "Imbarco per Citera". Guttuso accenderà la luce sulle "Vuccirie" (la cui opera madre è stata finalmente e definitivamente collocata all’Università di Palermo proprio in questi giorni) e attraverserà le campagne non tanto per raccogliere sulle sue tele i pur abbondanti

"Limoni" e "Aranceti", quanto i "Cimiteri di automobili", primo esempio di "antipaesaggio", divenuto poi - ahinoi! -fin troppo usuale in ogni dove. Come sempre in arte, una definizione esatta di un concetto è sempre trasversale all’epoca in cui il concetto medesimo si afferma e agli artisti che ne sono portatori.

L’ismo pittorico-ambientale può quindi identificarsi nel descritto totale, iperrealista, delle "Nature morte" di Luciano Ventrone o della grafica naturalistica di Federica Galli ovvero può trovare spazio nelle grandi simbologie ammonitrici, come nello "Albero sradicato" (1922) di Kirchner.

Temi e problemi, dunque, attraversano 1’ ambientalismo pittorico, Sergio Muntoni, per esempio: operatore di ceppo sardo (è di Tortoli, località salita agli onori della cronaca recente non certo - come meriterebbe - per i suoi dintorni stupendi, per meriti d’arte: vi si aprono ogni anno, i "Luoghi di scultura" con nomi tra i più significativi dell’arte sculturale italiana contemporanea, in un contesto di confronto aperto tra natura e manufatto), Muntoni non sfugge al bivio ambientalista fra tema e problema e sceglie di appartenere agli aedi di una tematica narrativa innata, istintuale, naturalistica. Sergio Muntoni non si esenta dall’obbligo di raccontare per filo e per segno le geografie della sua terra. In termini di critica, la sua operazione può essere considerata iperrealista; egli lavora di cesello, incisivo e lieve nel contempo. Paesaggio e personaggio sono quasi in simbiosi. Presenza e ruolo, costume e colore si sposano al tema. Come nel trittico recentemente passato al torchio litografico dell’artista: "Tagliatore di canne", "Il contadino" e "Ferrovia locale". Opere di florida ricchezza vegetale e, starei per dire, di vegetante verità segnica. Momenti, atmosfere, metereologie per un grande telaio narrativo che porta l’artista a fare della tela una sorta di specchio dell’assoluto naturale. Non a caso Paolo Levi nel volume "La bellezza della forma" (Mondadori, 1997) dice che Sergio Muntoni... "è pittore di memorie, dove uomini, campagna, natura sono narrati con l’emozione del poeta che si trovi, ogni mattina, davanti al primo giorno del mondo".

Ed è così. Figlio (artisticamente) delle alture della Sardegna che più dolcemente e fortemente si offrono al Tirreno, Muntoni si porta dentro questa predisposizione alla forte-dolcezza o se volete, alla dolce-fortezza narrativa, giocando con una segnazione quasi capillare e con un tratteggio che si posa lungo i camminamenti del racconto impregnandolo di dipinture monocrome:

quei rossi spenti, quel tendere al bruciato, quel giallo afono che sa d’antico. È il colore che si respira al momento di mettere piede in Sardegna. E i suoi temi, naturalmente, sono improntati ad una sacrale laicità che salva il portato ambientale tessuto sulla tela dalle insidie del luogo comune fotografico.            Donat Conenna
(Ambiente 2000, 01/99

СЕРДЖО  МУНТОНИ

( Обзор Paolo Levi )

 (перевод выполнила Гафурова Гузалия ) Traduzione a cura della dott.ssa Gafurova  Giulia.

 

Родился в небольшом  горном городке на живописном острове Сардиния (Италия). С раннего детства, обозревая неописуемую красоту горно-морского пейзажа,  испытывал глубокое чувство вдохновения и страстное желание выразить свое восхищение и гордость за  свою причастность  к этой древней земле и богатому культурному наследию, бережно хранящемуся  у немногчисленного, но сильного духом народа, называемого по своей географической принадлежности олиастринцы ( производная от Олиастра,- центрально-восточное побережье  о.Сардиния)  Это  они , простые  труженники  щедрой земли,    те, которые умеют делать абсолютно все, что касается  нехитрого, но трудоемкого ремесла от виноградарского мастерства до таинства сыроварного дела, являются центральными фигурами  его картин, изображенными на фоне сельских пейзажей полных тепла и солнечного света,  с присутствием ощущения первозданности, нетронутости и чистоты  свойственной для  Олиастры.

Работы  современного итальянского мастера нашли свое признание в мировом искусстве, выставлялись многократно и продолжают выставляться и радовать истинных поклонников художественного искусства и простых посетителей на международных выставках и вернисажах крупнейших городов мира: 1994 Нью Иорк, Гон Конг; 1995 Майами;  1996 Флоренция;  1997  Милан,  Ницца, Флоренция..,   и далее Рим,  Неаполь, Берлин, Париж, Барселона.., и этот длинный  список  участия Серджо Мунтони в выставочном процессе достаточно длинный до  настоящего времени. Критики определяют работы современного мастера  в жанре реализма и гиперреализма, сам же художник характеризует свой творческий труд свободой поэтического воплощения своих глубоких размышлений и внутреннего переживания , с включением элемента  ecтественности , будь то портрет  земледельца или натюрморт с изображением редкой бабочки. 

Серджо Мунтони - борец за экологическую чистоту  земли,  не выражает свой протест участвуя в проведении акций общественности за защиту окружающей среды, но воспевая красоту ее нетронутости и первозданности, воспитывая и прививая  чувство любви  к естественной красоте  родного края,  взывает к защите и бережному отношению к тому уникальному кусочку голубой планеты, на котором предоставился каждому человеку счастливейший случай  появиться на свет. Так выразил свою мысль художник: « Моя кисть – Мое оружие».

    Известный современный  итальянский критик, искусствовед Паоло Леви отозвался о творчестве Мунтони довольно шедро : газета «La repubblica», G.Mondadori , - « Наконец-то, можно говорить о фигурации  благодаря  этому художнику-нуорезцу. Эта серия работ, в которой  реальность не в состоянии избежать своей участи или человеческого пути. Мунтони 

любит типический пейзаж своей меланхоличной и беспокойной земли, и одновременно, обладает особой силой  представления  персонажей  деревенских труженников, крестьян. Он является истинным художником школы реализма.  Присутствует ощущение созерцания соцреализма  50-х.  Ему нравится писать сюжеты древней старины, молчаливых селян, полных гордости и достоинства,  на фоне поля или  жилого дома. Серджо  Мунтони – художник воображений и воспоминаний, в которых люди, природа, деревня воспеваются  эмоциями поэта,     для которого каждое утро –  это утро дня первоздания. Серджо Мунтони- художник той самой Сардинской земли, настолько аристократичной , насколько аристократичны его  селяне и  насколько радостны краски моря и земли  . Можно представить себе как он,  прежде чем начать свое старинное дело смешивания красок на палитре, умственно готовит изящную форму на холсте.

И лишь затем Мунтони оживляет свои работы такие как «Порт Арбатакс» и  другие картины  так называемого « мягкого» реализма. 

 

G.Mugnone (critico)

Sergio Muntoni,Testimone di vita vissuta.

Pittore sardo che adopera molto bene i colori formando una propria tavolozza in cui i colori sono quelli che sente. Uno stie realista anima tutte le sue opere alcune delle quali riportano alla memoria momenti di vita che, in alcuni posti ancora si possono trovare come quello raffigurato nell'opera "lavorazione del formaggio" eseguito in acrilico. Sono opere dunque che restano come testimonianza simbolo di tanti momenti di vita vissuta.

 

Un Mondo in estinzione

di Nadine Giove (Critico darte)

Sergio Muntoni si può ben inserire all'interno

della tradizione figurativa italiana grazie alla cura minuziosa dei particolari e alla rappresentazione realistica della vita agreste.

Le sue opere sono infatti ritratti intensi del mondo contadino, filtrati però attraverso gli occhi della memoria. Donano allo spettatore uno spaccato di vita vera,m spesso appaiono velati da una sottile patina di nostalgia per un mondo in via di estinzione,con i suoi valori, le sue fatiche e le sue gioie. E' un' arte semplice e genuina proprio come i soggetti rappresentati,dipinti con colori caldi e bruni di terra fresca e soleggiata. Sergio Muntoni realizza dunque con

amore profondo le sue opere, che parlano della sua bella terra.

Dott. Nadine Giove ( Critico d'arte)

 

Lia Ciatto
(Critico e giornalista-mensile Artecultura)

Sergio Muntoni,linguaggio aperto all'universalità

Pittura forte, intensa, calda, passionale, mediterranea, e pienamente sarda. Muntoni sa tradurre magistralmente gli stati d’animo, le atmosfere, i caratteri della sua terra con un linguaggio aperto all ‘universalità.

Ilaria Maidiai

Una pittura dal caldo e lento fluire
(Storia dell'Arte Università di Siena)

La pittura di Sergio Muntoni si dipana sotto lo sguardo dello spettatore in un caldo e lento fluire. La sua arte è profonda manifestazione dell'amore che egli sente per la sua terra. Il paesaggio sardo raffigurato nel suo aspetto lussureggiante, ma anche asciutto e brullo, diviene specchio dei sentimenti dei personaggi stessi, persone forti, che affrontano la fatica di ogni giorno con sicurezza e determinazione, consapevoli del loro valore umano. Sono questi i loro valori autentici che Muntoni riesce ad esprimere nelle sue opere, che lasciano un impressione profonda ed indelebile nell'animo di colui che le osserva.

Ilaria Maidiai

 

 

Sergio Muntoni

Visto da Giorgio tuti (Storico dell'arte)

La sana rappresentazione del reale

Sempre con l’occhio rivolto alla natura, nella di lei poetica suscitatrice nel corso della vita di tutti i giorni, Sergio Muntoni predilige le composizioni nell'elemento armonizzante del giallo, innalzandolo a motivo conduttore del lirismo che permea la pacata correttezza delle scene in proiezione. Con estensioni dell'illuminazione in decrescendo; verso una splendore interiore che il vero "stato di grazia" come traguardo finale dell'"iter" pittorico.

Dipinti che denotano una solida preparazione accademica, con richiami ai nostri migliori pittori fine ottocento — inizio secolo, "momento" affinché la buona e sana rappresentazione del reale non venga dimenticata dai troppo audaci, anche se spesso geniali, innovatori.

Giorgio Tuti

 

Il richiamo dell'iperrealismo

di Luciano Piras

(Giornalista e scrittore) lucianopiras

 

TORTOLÌ. Sembra un ragazzino, per come si muove e si arrabatta. Gli occhi lucidi e vispi, tuttavia, raccontano di un curriculum lungo anni e anni. Ma al mistero dell’età, Sergio Muntoni, da buon artista estroso ed estroverso quale è, ci tiene sul serio, così tanto che non si lascia mica andare davanti a chi lo applaude. Eppure è tipo schietto e diretto, questo vecchio giovine nato a Villagrande Strisaili da Pinuccia Buttau e dal siniscolese Severino Muntoni. Trapiantato a Tortolì, dove vive e lavora, in via Tirso, Sergio dice, per esempio, che «un mondo senza l’arte sarebbe un mondo incivile!». Pane al pane, vino al vino. Realista come il suo pennello, Muntoni sottolinea che «l’arte è espressione della civiltà di un popolo, del nostro e degli altri popoli. Senza l’arte il mondo sarebbe vuoto, sterile, senza storia». E se non bastano queste parole, il maestro dei colori aggiunge: «L’arte è vita, è creazione, energia, speranza, ma anche sofferenza, denuncia, sudore; è un linguaggio universale, comprensibile a tutti e senza barriere, in totale libertà».

 Forse è per questo suo modo di vedere le cose che Sergio Muntoni è dal 1997 il pittore ufficiale di “Legambiente” oltre che responsabile provinciale di “Salvalarte”. L’ultimo appuntamento in nome dell’associazione ambientalista l’ha tenuto alla Festadelmare” di Santa Lucia (Siniscola), dal 9 al 12 settembre scorso, quando nel villaggio dei pescatori Muntoni ha allestito un laboratorio d’arte, assieme ad Antonino Soddu Pirellas e Alfonso Silba. Iniziativa di successo, per la meraviglia di grandi e piccini. Calamitati, tutti, dagli esempi pratici di pittura naturalistica e ambientale. Binomio, del resto, che Sergio Muntoni ha sposato fin da bambino. È da allora, infatti, che il richiamo delle arti figurative ha preso anima e corpo del pittore di “Legambiente”.

 Girovago dell’Italia e dell’Europa e persino delle Americhe, ma sempre attaccato alla sua amata Ogliastra, Muntoni non a caso fa della realtà un’invenzione poetica. In tempi di avanguardie facili e inflazionate, lui ama tenere i piedi per terra e guardarsi attorno, alla ricerca delle tonalità che solo madre natura riesce a partorire e a regalare. Muntoni le coglie, le fa proprie e le imprime sulla tela, sulla carta, sulla tavola, con tecniche diverse, già collaudate o appena sperimentate nel suo studio: importante è il risultato finale dell’opera. Che racconta spaccati di vita vissuta, di sogni e di memorie, di una Sardegna sincera e genuina, di uomini e donne di una volta, di scorci paesani miracolosamente ancora in piedi dopo tanta tecnologia galoppante.

 Ecco perché prendono forma, con una cura quasi maniacale dei dettagli, figure come quella del “Tagliatore di canne”, del “Contadino” e della “Ferrovia locale”. Succede, questo, quando Muntoni vuole parlare di atmosfere verdi e lussureggianti. Lo stesso, tuttavia, succede anche quando dalla tavolozza del pittore si alzano i contorni dell’“Ostaggio”, visione immaginaria ma sempre iperrealista. Segno distintivo dell’ultimo dei romantici, Sergio Muntoni, pluripremiato con titoli e onorificenze varie, dal “Maestro d’arte” dell’accademia internazionale Dei Dioscuri di Taranto alla corona di “Accademico” dell’accademia internazionale d’arte moderna di Roma. Citato e segnalato in alcune tra le più prestigiose riviste di settore, presente inoltre nel mitico annuario enciclopedico della Mondadori, “Arte moderna e contemporanea”, il nome di Muntoni viaggia anche in numerosi musei e collezioni pubbliche e private, a Firenze come a New York, a Cagliari come a Berlino. È l’amata Ogliastra e la patria Sardegna, tuttavia, che devono ancora rendere il giusto omaggio a questo profeta passionario.

(La Nuova Sardegna, 23 settembre 2004)

 

 

 

 

Sergio Muntoni

Via Tirso, 36
08048 -TORTOLI’ (NU)
Tel.338.9539453.

 

CAM Catalogo nazionale Mondadori

                   dal 1987 è pittore ufficiale 

                             Legambiente

http://www.sergiomuntoni.it


info@sergiomuntoni.it

sergiomuntoni@tiscali.it 

 

Sergio Muntoni, ritorno al realismo dei campi

di Maria Dolores Picciau (Giornalista)

Arrivando a Tortolì lo spettacolo della natura è tale che il contatto fisico può creare un senso d’ebbrezza. A ubriacare è soprattutto la vista degli ampi paesaggi sul mare coronati da frastagliate vette marine, la rigogliosa vegetazione di ginepri, carrubi e querce, che solo un abile poeta è in grado di descrivere. Allo stesso modo, con il piglio lirico di un aèdo si muove il pennello di Sergio Muntoni, che con la minuzia di un cesellatore, racconta le geografie, i luoghi della sua terra, l’Ogliastra.

Lontano da mode e tendenze pittoriche del momento l’artista attraverso una narrazione oggettiva e documentale rappresenta l’universo genuino dei luoghi del ricordo, lontani da ogni forma di progresso:
contadini, natura, campagna, scene di vita quotidiana e del lavoro sono il motivo conduttore dei suoi quadri.

Oggi appare persino insolito trovarsi di fronte un artista che, lasciatosi alle spalle un secolo di avanguardie e provocatorie dissacrazioni, guarda ancora al paesaggiò, all’ambiente e alla natura con fare attento e rigoroso. Diventato nel ‘97 pittore ufficiale di Legambiente, Muntoni riprende piuttosto quel filone artistico che dalla fine dell’Ottocento aveva sviscerato il paesaggio in tutti i suoi aspetti, e di cui Fontanesi, Segantini, Pellizza da Volpedo erano stati grandi maestri.

In una sorta di naturalismo panico, l’uomo, fuori dalla condizione di umanità, sembra entrare estaticamente nella fisicità della natura in opere come Lo sguardo del contadino o Al sole e L’ostaggio, oleografia in ceppi che è servita come propaganda antisequestro durante il rapimento di Silvia Melis a Tortolì.

E tuttavia, la narrazione di Sergio Muntoni, lontana da vagheggiamenti idealizzanti, convince di più nei temi legati al mondo del lavoro. Il tagliatore di canne, immerso in un graffitico paesaggio vegetale, Tzia Maria, figura fiera e dignitosa intenta nel lavoro dei campi, e Lavorazione di formaggio, si ricollegano tutte al realismo sociale negli anni Cinquanta, che aveva come oggetto il mondo del lavoro e la denuncia per le condizioni di sottosviluppo economico della Sardegna.

Nel panorama iconografico isolano il tema del lavoro venne anticipato nel 1929 da Mario Delitala con l’opera Nell’aia, e da Stanis Dessy che descrive il senso della laboriosità e della fatica del vivere quotidiano. Oltre a tutto questo, Muntoni aspira ad andare dentro le cose e a cercare il bandolo della verità con tutte le sue problematiche.

Nulla viene lasciato all'improvvisazione, ogni scelta è frutto di un’oculata meditazione: l’atmosfera cristallina dell’aurora, il nobile portamento dei lavoratori, la fissità solenne degli oggetti palpitano di vita.

L’opera del pittore ogliastrino, attraverso l’interazione e il confronto continuo con il paesaggio, rappresenta un incontro scontro con Su logu de s’iscultura, il progetto di arte contemporanea che Edoardo Manzoni conduce non senza contrasti a Tortolì sin dal 1995. 11 museo all’aperto accoglie infatti sculture di grandi maestri, proponendosi di interagire con l’ambiente e offrendo un nuovo arredo urbanistico al paesaggio preesistente. Sergio Muntoni tenta di lasciare un segno in quei luoghi dove sono passate civiltà millenarie.

Maria Dolores Picciau

 

   Sardische cultur zentrum Berlin           Circolo Sardo di Berlino     

        http://www.regione.sardegna.it/Muntoni a Berlino

 

         ISTITUTO DI FILOLOGIA ROMANZA LIBERA UNIVERSITA' DI BERLINO

       "Tre litografie di madre terra Sardegna"

Il periodo espressivo e compositivo recente di Sergio Muntoni, che più volte abbiamo avuto modo di definire come il prodotto tutt'altro che metafisico di un "passato presente", (intendendo con questa discrasia temporale tutta una messe di valori, non solo estetici, che rimangono in primissimo piano pur obsolescendo la loro parte descrittiva e soggettuale) è compendiato in tre grandi tavole litografiche che offrono varissime opportunità di riflessione, purtroppo non estensibili in una pagina, sul perché e sul come Sergio Muntoni pur appartenendo alla più osservante, asseverata tradizione pittorica, che fa risalire alla fine dell’Ottocento i suoi primordi, proprio in quel Piemonte detto Regno Sardo, di Fontanesi, di Pelizza, del tardo-pointillisme dei Seurat, sia da considerare un emerito cursore di quell’unico movimento che – dopo le nefandezze della trans e del post – possa oggi elevarsi alla giusta attenzione critica: il naturalismo. E che sia di strettissima, angosciante attualità – per i temi affrontati e per le tecniche perseguite – il naturalismo di Sergio Muntoni, non dobbiamo verificarlo nelle gallerie in cui l’artista espone, in giro per il mondo, ma nei telegiornali che ci avvelenano ogni giorno con gli impazzimenti bovini, trasmissibili all’uomo, o col " nuovo" ruolo dell’uomo –artista (vedere il settore " giovani" dell’Arte Fiera di Bologna, certi padiglioni della Biennale di Venezia o, peggio, il Futur show dell’arte virtuale, sempre a Bologna).

La verità è che nessuno più vuol dipingere, il gesto, antropico per eccellenza, di impugnare il pennello e riprodurre la realtà del dintorno è considerato un fatto paleoespressivo.

Si sta perdendo il rapporto tra l’uomo e l’osservazione del circostante. Viviamo una sorta di Antipaesaggio, soporifero, indolore nel quale il gusto di "essere" interprete – medium della propria terra si è perso, con la camera oscura prima, con l’arte informatica poi e adesso con mille interpretazioni dell’arte trovata, che vede il dipintore travestirsi nei panni del performer, alla scoperta dell’acqua calda.

Ecco perché l’operazione complessiva di Sergio Muntoni, questo realismo dell’assoluto naturale, ha i crismi di un "ritorno al futuro", che mai come oggi, espunto dalle retoriche del belvedere, ma anche dagli sperimentalismi delle quotidiane macchine celibi (cioè che non coinvolgono nessuno), è il nostro passato. Ma è anche il nostro futuro. Dai graffiti di Altamira alla Padania di Fontanesi, l’uomo ha dipinto – per vocazione innata – il proprio circostante. Sergio Muntoni con le sue descrizioni acriliche, si trova ad avere, non certo per divinazione, il ruolo del portatore sano di un passato pittorico assurto a omeopatia del presente, anzi vaccino contro l’ideologia della natura-pittura inquinata, ridotta a clone pigmentale ripetitivo e anonimo...Un’arte – se mi passate il termine – senza odori e senza sapori, come certi cibi da break-fast, Ecco, con Muntoni, ritorniamo ai buoni propositi espressivi e compositivi. Il pittore sardo non ha certo intenzione, né – buon Dio – interesse, a sfidare le grandi ipocrisie del cartolinismo pittorico dei Cascella, (per non fare i nomi facciamo i cognomi) o del produzionismo " naturale" degli Azzinari. Di recente Muntoni ha realizzato tre tavole litografiche, " Lo sguardo del contadino", " Ferrovia locale" e " Tagliatore di canne", talmente limitate nel numero e così personalizzate dagli interventi a mano, da essere considerate ormai opere uniche " pur esse medesime", come avrebbe detto il buon Giorgio Vasari. Colori incisi per ammonimento sul nostro passato, che ci appartiene sempre più, e sul nostro futuro che sempre meno è nostro, ma che dobbiamo consegnarlo integro, per staffetta biologica, ai nostri figli. Su queste tavole su carta i colori di Muntoni restano lontani dai canoni obbligatori del " bello-per-forza", non slargano le maglie dei meridiani e dei paralleli di un mondo ormai consunto da ogni tipo d’inquinamento. Ma vivono indubbiamente di luce propria. Con queste opere su carta di Muntoni torniamo al trionfo dei colori della terra. E della sua terra: la Sardegna, madre di tutti i colori.

 Donat Conenna

 

http://animali.tiscali.it Un filmato con 6 animali uccisi a martellate. Anche questa è arte?

Grazie……..!!! Meglio morire!!!

Di Sergio Muntoni

 Voglio ringraziare tutti coloro che si impegnano a divulgare nel mondo questo tipo di <<artecosidetta>>.

Complimenti davvero……….

 Avanti signori studiosi dell’arte, cosa vi inventate ora per spiegarci  queste <<opere d’arte>>?

Complimenti ecco il risultato delle vostre utopie......

 Meglio morire che vedere certe mostre o ascoltare questi signori.

S.M.